Indicazioni terapeutiche principali
Risperidone è indicato per il trattamento della schizofrenia in adulti e adolescenti; la formulazione orale e quella a rilascio prolungato sono utilizzate in contesti acuti e stabilizzati. È impiegato nelle fasi maniacali acute e negli episodi misti del disturbo bipolare di tipo I, con dimostrazione di efficacia nel controllo rapido dei sintomi rimarchevoli. In molti paesi è approvato per il trattamento dell’irritabilità associata all’autismo in bambini e adolescenti; l’effetto riguarda riduzione di aggressività, auto-lesionismo e crisi comportamentali. Alcune autorità regolatorie autorizzano l’uso come terapia aggiuntiva negli episodi depressivi maggiori quando non adeguatamente controllati dagli antidepressivi, con dosaggi differenti rispetto alle indicazioni primarie.
Principio attivo formulazione
Principio attivo: risperidone, derivato benzisossazolic o atipico con profilo multi-recettoriale. Formulazioni commerciali: compresse orali di varie dosi, compresse orodisperdibili, soluzione orale e formulazione intramuscolare a rilascio prolungato (microsfere PLGA, depot). La preparazione depot richiede procedure specifiche di ricostituzione e distribuzione intramuscolare bivalve; la soluzione orale permette dosaggi pediatrici molto modulabili. Le confezioni comprendono spesso blister per compresse e fiale o kit per la formulazione depot; le concentrazioni e le unità variano tra i prodotti autorizzati.
Meccanismo d’azione farmacologico
Risperidone agisce principalmente come antagonista dei recettori dopaminergici D2 e serotoninergici 5-HT2A; la combinazione contribuisce alla riduzione dei sintomi positivi della psicosi e modula gli effetti negativi e affettivi. Presenta anche affinità per recettori alfa-1 adrenergici e H1 istaminergici, che spiegano rispettivamente fenomeni di ipotensione ortostatica e sedazione. Il metabolita attivo 9-idrossyrisperidone (paliperidone) mantiene attività farmacologica che contribuisce all’effetto clinico complessivo; il profilo recettoriale combinato è responsabile del bilanciamento tra efficacia antipsicotica e rischio di effetti extrapiramidali.
Farmacocinetica e metabolismo
Assorbimento orale rapido con Tmax medio intorno a 1-2 ore per la forma orale; biodisponibilità assoluta stimata intorno al 70%. Legame proteico plasmatico elevato (circa 90%); metabolismo epatico principalmente tramite CYP2D6 con formazione di 9-idrossyrisperidone; CYP3A4 ha contributo secondario. Emivita di eliminazione del composto parentale varia per fenotipo metabolico; l’emivita combinata del principio attivo + metabolita attivo è indicativamente 20-30 ore in adulti normali, con valori prolungati in insufficienza renale. Escrezione mista renale ed epatica, con frazione rilevante dei metaboliti escreti per via renale; variabilità interindividuale legata a polimorfismi di CYP2D6 e funzione renale.
Dosaggio e somministrazione
Dosaggio iniziale tipico negli adulti per schizofrenia: 2 mg/die in due somministrazioni o in monosomministrazione, con incrementi graduali fino a 4–6 mg/die come range terapeutico comune; dosi superiori aumentano il rischio di effetti extrapiramidali senza garantire proporzionale miglioramento. Per episodi maniacali si impiegano dosi di avvio simili con possibili aggiustamenti fino a 6 mg/die in base alla risposta clinica; nella terapia di mantenimento si ricerca la più bassa dose efficace. Nei pazienti pediatrici i dosaggi partono da frazioni ridotte (es. 0,25–0,5 mg/die nei più piccoli) e sono titolati per indicazione specifica, con limiti massimi stabiliti dalle linee guida pediatriche. La formulazione depot (iniezione intramuscolare a rilascio prolungato) prevede una dose iniziale di carico e un periodo di copertura orale per le prime settimane a causa del rilascio ritardato; il regime di somministrazione e gli intervalli sono definiti nel foglietto illustrativo del prodotto.
Uso in popolazioni speciali
Insufficienza renale: clearance ridotta con aumento dell’esposizione al principio attivo; si raccomandano riduzioni di dose e monitoraggio dei livelli di attività clinica. Insufficienza epatica moderata-severa altera metabolismo e può richiedere aggiustamenti posologici e maggiore sorveglianza degli effetti avversi. Anziani: farmacocinetica modificata da riduzione della clearance e comorbilità; in soggetti con demenza il farmaco non è autorizzato per il trattamento della psicosi correlata alla demenza in numerose giurisdizioni a causa di aumentata mortalità osservata in studi clinici. Gravidanza e allattamento: risperidone attraversa la placenta e viene escreto nel latte materno; descritti casi neonatali di sintomi extrapiramidali e di sospensione nel periodo post-natale a seguito dell’esposizione intrauterina.
Controindicazioni e avvertenze
Controindicazioni inferenziali includono ipersensibilità nota a risperidone o ad eccipienti della formulazione. Presenza di condizioni che predisponano a prolungamento dell’intervallo QT richiede considerazione farmacologica a causa del potenziale allungamento QT associato al farmaco in pazienti predisposti. Storia di sindrome extrapiramidale grave o tardiva diskinetica costituisce fattore prognostico per reazioni extrapiramidali con uso continuato. Uso concomitante con farmaci che controindicano la somministrazione per interazioni farmacocinetiche o farmacodinamiche deve essere valutato caso per caso, tenendo conto delle controindicazioni specifiche registrate per ciascun prodotto.
Effetti avversi comuni
Effetti frequentemente riportati comprendono sedazione, aumento di peso, sintomi extrapiramidali di grado lieve-moderato come akathisia e parkinsonismo, e iperprolattinemia con segni associati (galattorrea, amenorrea). Disfunzioni metaboliche quali incremento di glicemia a digiuno e alterazioni del profilo lipidico sono state osservate durante trattamenti prolungati; tali cambiamenti possono presentarsi in assenza di sintomatologia immediata. Effetti cardiovascolari lievi includono ipotensione ortostatica e tachicardia, più frequenti nelle fasi iniziali di titolazione e con dosi elevate. Disturbi gastrointestinali come secchezza delle fauci, costipazione e nausea compaiono con relativa frequenza e variano in intensità tra i pazienti.
Effetti avversi gravi
Eventi avversi gravi riportati includono discinesia tardiva irreversibile dopo uso prolungato, sindrome neurolettica maligna come rarissima ma potenzialmente letale reazione idiosincratica, e aumenti significativi della glicemia fino allo sviluppo o peggioramento di diabete mellito. Sono state riportate anomalie del ritmo cardiaco e prolungamento dell’intervallo QT in pazienti con fattori predisponenti o in terapia concomitante con farmaci prolunganti il QT. Caso clinici e studi post-marketing evidenziano rischio aumentato di eventi cerebrovascolari e mortalità in pazienti anziani con demenza trattati con antipsicotici atipici, dati recepiti nelle restrizioni d’uso regolatorie.
Interazioni farmacologiche note
Inibitori del CYP2D6 (es. fluoxetina, paroxetina) aumentano le concentrazioni plasmatiche di risperidone e possono modificare il rapporto tra principio attivo e 9-idrossymetabolita, con potenziale incremento di eventi avversi. Induttori enzimatici quali carbamazepina riducono le concentrazioni plasmatiche e l’efficacia clinica del farmaco; tali interazioni richiedono rivalutazione della posologia. Agenti con attività sedativa o depressiva del SNC, analgesici oppioidi e benzodiazepine possono avere effetti additivi sulla sedazione; farmaci antagonisti dopaminergici possono antagonizzare l’effetto antipsicotico. Agent i che prolungano l’intervallo QT o alterano l’equilibrio elettrolitico incrementano il rischio aritmico se co-somministrati con risperidone.
Monitoraggio clinico consigliato
Valutazioni basali e periodiche raccomandate includono peso corporeo, indice di massa corporea, circonferenza vita, glicemia a digiuno e profilo lipidico per identificare modifiche metaboliche indotte dalla terapia. Monitoraggio della prolattinemia è indicato in presenza di segni clinici di iperprolattinemia; in assenza di sintomi si suggerisce controllo periodico nelle prime fasi di trattamento prolungato. Valutazioni neurologiche con scale per i sintomi extrapiramidali e per la discinesia (es. SAS, AIMS) devono essere eseguite regolarmente per valutare la comparsa di movimenti involontari. In pazienti a rischio cardiovascolare è consigliabile eseguire ECG basale e ripetuto in presenza di sintomi o se si utilizzano altri farmaci prolunganti il QT; controllo della funzione renale ed epatica in pazienti con compromissione d’organo è utile per guidare gli aggiustamenti posologici.
Sovradosaggio e gestione
Manifestazioni cliniche da sovradosaggio descritte includono marcata sedazione, depressione del sistema nervoso centrale, alterazioni cardiovascolari (ipotensione, tachicardia o bradicardia), e segni extrapiramidali anche gravi. Letteratura clinica documenta impiego di misure di supporto generale quali stabilizzazione delle funzioni vitali, monitoraggio emodinamico e gestione sintomatica delle complicanze neurologiche e respiratorie. Considerazioni farmacologiche riportano impiego di carbone attivo entro le prime ore dall’ingestione e valutazione per decontaminazione gastrointestinale in base al tempo dall’ingestione e allo stato clinico. Per il depot a rilascio prolungato le conseguenze di un sovradosaggio possono prolungarsi nel tempo a causa della cinetica di rilascio, con necessità di sorveglianza prolungata.
Conservazione e manipolazione
Compresse e compresse orodispersibili vanno conservate a temperatura ambiente controllata, al riparo da umidità e luce diretta; la soluzione orale ha specifiche indicazioni di stabilità riportate nel foglietto illustrativo relativo al prodotto. Prodotti depot (microsfere) sono normalmente immagazzinati in frigorifero secondo le istruzioni del produttore e richiedono ricostituzione con solvente appropriato immediatamente prima dell’uso, seguendo protocolli asettici. Manipolazione e somministrazione intramuscolare devono essere effettuate da personale qualificato con tecniche di ricostituzione e somministrazione adeguate per garantire rilascio corretto del farmaco. Scarti e residui di formulazioni liquide o ricostituite devono essere smaltiti conformemente alle normative locali sui rifiuti sanitari per evitare esposizioni accidentali.





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