Nome commerciale e principio
Inderal è un nome commerciale del principio attivo propranololo, antagonista non selettivo dei recettori beta-adrenergici. Il propranololo è disponibile in forma di sale cloridrato (propranololo cloridrato) e viene commercializzato sia come farmaco di marca sia come generico. Le presentazioni comprendono compresse a rilascio immediato, formulazioni a rilascio prolungato e soluzione iniettabile per uso endovenoso; alcune formulazioni liquide orali sono impiegate in ambito pediatrico.
Meccanismo d’azione farmacologico
Il propranololo blocca competitivamente i recettori beta-1 e beta-2, riducendo la frequenza cardiaca, la contrattilità miocardica e la velocità di conduzione atrioventricolare. L’inibizione beta-2 altera il tono bronchiale e vascolare periferico. A dosi elevate manifesta attività stabilizzante delle membrane (effetto anestetico locale) e riduce la secrezione reninica; la lipofilia consente il passaggio attraverso la barriera emato-encefalica, contribuendo agli effetti centrali quali la modulazione dell’ansia e della prevenzione dell’emicrania.
Indicazioni terapeutiche approvate
Inderal è indicato per il trattamento dell’ipertensione arteriosa, dell’angina pectoris e di alcune aritmie sopraventricolari e ventricolari. È impiegato nella prevenzione secondaria dell’infarto miocardico e come profilassi dell’emicrania. Viene inoltre utilizzato nelle condizioni periferiche come il tremore essenziale, nella preparazione alla chirurgia del feocromocitoma e, in contesti pediatrici selezionati, per l’emangioma infantile. Alcune indicazioni risultano da esperienza clinica consolidata e approvazioni nazionali distinte.
Dosaggi raccomandati per indicazione
Per l’ipertensione la posologia iniziale tipica è 40 mg due volte al giorno con possibilità di aumento fino a 120–240 mg/die secondo risposta clinica; per l’angina e la profilassi post-infarto si usano comunemente 80–320 mg/die ripartiti. Nella profilassi dell’emicrania il range terapeutico è generalmente 80–240 mg/die. Per il tremore essenziale si impiegano 40–120 mg/die iniziali con possibilità di titolazione sino a 240–320 mg/die se necessario. In ambito pediatrico per emangiomi la dose usuale è 1–3 mg/kg/die suddivisa in due o tre somministrazioni. Le formulazioni a rilascio prolungato permettono somministrazione una volta al giorno con dosaggi totali equivalenti ai regimi frazionati.
Controindicazioni assolute note
Non somministrare propranololo in presenza di ipersensibilità nota al farmaco o ad eccipienti della formulazione. È controindicato in pazienti con broncopneumopatia ostruttiva grave o asma con componente bronchiale significativa e in quelli con bradicardia sintomatica grave, blocco atrioventricolare di secondo o terzo grado non pacemaker-dipendente, shock cardiogeno o insufficienza cardiaca scompensata. L’uso è sconsigliato prima dell’instaurazione di alfa-blocco in pazienti con feocromocitoma non trattato con alfa-antagonisti.
Interazioni farmacologiche principali
La co-somministrazione con calcio-antagonisti non-diidropiridinici (verapamil, diltiazem) può determinare bradicardia marcata e blocco atrioventricolare. Inibitori del CYP2D6 come fluoxetina o paroxetina possono aumentare le concentrazioni plasmatiche di propranololo; farmaci che inducono il metabolismo epatico (es. rifampicina) ne riducono efficacia. Antidiabetici orali e insulina possono avere effetti sintomatici mascherati (tremori, tachicardia) e il propranololo può potenziare gli episodi ipoglicemici. FANS possono ridurre l’effetto antipertensivo, mentre gli agonisti beta-adrenergici ne antagonizzano l’azione.
Effetti indesiderati frequenti
Gli eventi avversi più frequentemente riportati includono bradicardia, affaticamento e astenia, ipotensione e vertigini. Disturbi gastroenterici come nausea e diarrea sono comuni. A livello neurologico si osservano insonnia, sogni vividi, depressione e ridotta tolleranza allo sforzo. Sintomi periferici comprendono sensazione di freddo agli arti e disturbi della circolazione periferica. Disfunzione sessuale e calo della libido sono stati segnalati con frequenza variabile.
Reazioni avverse gravi
Reazioni avverse meno frequenti ma clinicamente rilevanti includono broncospasmo severo in pazienti predisposti, peggioramento dell’insufficienza cardiaca e blocco cardiaco avanzato. Possono verificarsi episodi ipoglicemici gravi, specialmente nei pazienti diabetici in trattamento con insulina o secretagoghi. Segnalazioni rare comprendono psicosi, allucinazioni e vasculite. Alcuni pazienti sperimentano sindromi disfunzionali epatiche, con elevazione degli enzimi epatici o epatite.
Monitoraggio clinico necessario
Prima e durante il trattamento è indicato monitorare pressione arteriosa e frequenza cardiaca in condizioni basali e dopo titolazioni posologiche; in soggetti con aritmie o cardiopatia strutturale è raccomandata la valutazione ECG periodica. Nei pazienti diabetici è opportuno un controllo glicemico più frequente durante l’instaurazione e le modifiche di dose. Per terapie prolungate in soggetti con sospetta compromissione epatica sono consigliati esami della funzione epatica; nel trattamento di emangiomi infantili è necessario monitorare peso, frequenza cardiaca e segni di scompenso.
Uso in popolazioni speciali
Nei pazienti anziani si raccomanda un avvio a dosi ridotte e monitoraggio più stretto per la maggiore sensibilità agli effetti bradicardizzanti e ipotensivi. In insufficienza epatica il metabolismo rallentato richiede attenzione e possibile riduzione della dose; l’insufficienza renale in genere non richiede aggiustamento, poiché l’eliminazione avviene principalmente per metabolismo epatico. In gravidanza il propranololo attraversa la placenta e può influenzare il feto (bradicardia, ipoglicemia, ritardo di crescita); durante l’allattamento è secreto nel latte materno con esposizione neonatale misurabile.
Farmacocinetica e metabolismo
Il propranololo è altamente lipofilo, con biodisponibilità orale ridotta per effetto di primo passaggio epatico e variabilità interindividuale, valori medi attorno al 25%. L’assorbimento orale è rapido, il tempo al picco plasmatico varia da 1 a 4 ore per le formulazioni a rilascio immediato; l’emivita plasmatica è tipicamente 3–6 ore nelle formulazioni tradizionali. È ampiamente distribuito nei tessuti, presenta elevato legame proteico e viene metabolizzato epaticamente principalmente tramite isoenzimi del citocromo; i metaboliti vengono escreti nelle urine.
Sovradosaggio e trattamento
Il quadro clinico da sovradosaggio comprende bradicardia severa, ipotensione refrattaria, broncospasmo, alterazioni dello stato di coscienza e ipoglicemia. La gestione prevede misure di supporto cardio-respiratorio, somministrazione di atropina per la bradicardia e glucagone come antidoto specifico per contrastare il blocco beta-mediato del cuore. In situazioni di shock cardiogeno si ricorre a infusione di catecolamine e terapia insulinica ad alto dosaggio con supporto e.v. o a tecniche extracorporee ove indicate; il carbone attivo è utile se l’ingestione è recente.
Conservazione e manipolazione
Conservare le compresse a temperatura ambiente controllata, in luogo asciutto e al riparo dalla luce; le formulazioni liquide e quelle iniettabili devono essere conservate secondo le indicazioni del produttore e ispezionate prima dell’uso per eventuali particelle. Evitare il congelamento delle sospensioni; le confezioni devono essere tenute fuori dalla portata dei bambini e scartate secondo le norme locali per i farmaci scaduti o non utilizzati. Manipolare soluzioni sterili per iniezione in ambiente idoneo seguendo pratiche asettiche.
Preparazioni e formulazioni disponibili
Le opzioni posologiche comprendono compresse da rilascio immediato nei comuni tagli di 10, 20, 40 e 80 mg e formulazioni a rilascio prolungato destinate ad assunzione una volta al giorno con dosaggi specifici. Esistono soluzioni orali per uso pediatrico e fiale per somministrazione endovenosa utilizzate in contesti ospedalieri per emergenze o controlli emodinamici. La disponibilità di specifiche dosi e forme farmaceutiche varia tra paesi e produttori; consultare il foglio illustrativo ufficiale per la formulazione in commercio.
Consigli per somministrazione
Per mantenere stabilità della biodisponibilità si consiglia di assumere il farmaco sempre con lo stesso stato alimentare (a stomaco pieno o a digiuno) sebbene l’assunzione con cibo possa rallentare l’assorbimento. Le compresse a rilascio prolungato vanno inghiottite intere e non frantumate o masticate; in caso di vomito o malassorbimento documentato valutare alternative posologiche. In caso di dose dimenticata assumere la dose appena ricordata se manca ancora tempo prima della successiva; evitare di raddoppiare la dose per compensare omissioni recenti.





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