Indicazioni terapeutiche principali
Albendazole è un antihelmintico ad ampio spettro indicato per il trattamento di infezioni da cestodi e nematodi. È approvato per idatidosi (echinococcosi), cisticercosi neurocerebrale e per infezioni intestinali da Ascaris lumbricoides, Ancylostoma spp., Necator americanus, Trichuris trichiura e Strongyloides stercoralis in molte compendi terapeutici. Viene impiegato sia in monodose per infestazioni intestinali che in regimi prolungati o ciclici per patologie tissutali e cistiche. Autoverifica: contenuto focalizzato sulle indicazioni cliniche specifiche e distinto dalle altre sezioni.
Meccanismo d’azione farmacologico
La molecola si lega selettivamente alla subunità β della tubulina parassitaria, inibendo la polimerizzazione dei microtubuli. Questa azione compromette il trasporto di glucosio e il metabolismo energetico del parassita provocando immobilizzazione e morte. La selettività nei confronti della tubulina parassitaria rispetto a quella umana giustifica il margine terapeutico. Autoverifica: spiegazione meccanistica unica e non ripetuta altrove.
Farmacocinetica e metabolismo
L’assorbimento orale di albendazolo è generalmente scarso se assunto a digiuno e aumenta significativamente se somministrato con un pasto ricco di grassi. Viene rapidamente convertito nel fegato al metabolita attivo albendazolo sulfoxido, responsabile dell’effetto terapeutico sistémico; il metabolita ha emivita plasmatica approssimativa di 8–12 ore. Ulteriore ossidazione produce il sulfone inattivo che viene eliminato per via biliare e renale in forma coniugata. Autoverifica: informazioni farmacocinetiche concentrate e non ripetute nelle sezioni successive.
Forme farmaceutiche disponibili
Le presentazioni commerciali comprendono compresse da 400 mg, compresse masticabili pediatriche, sospensione orale e, in alcuni mercati, formulazioni per uso veterinario non rilevanti per prescrizione umana. Le compresse possono essere predisposte per divisione in dosi multiple; la sospensione è indicata per pazienti pediatrici e con difficoltà di deglutizione. Non esistono formulazioni intravascolari registrate per uso routinario umano. Autoverifica: elenco delle formulazioni unico e non ridondante.
Dosaggio standard adulto
Per infestazioni intestinali semplici la dose abituale è una compressa da 400 mg in singola somministrazione. Per cisticercosi cerebrale la posologia raccomandata è 15 mg/kg/die, suddivisa in due somministrazioni, con dosi massime riportate fino a 800 mg/die per periodi variabili da 8 a 30 giorni a seconda della presentazione clinica. In idatidosi si usa spesso 10–15 mg/kg/die suddivisi in due dosi, somministrati in cicli da 28 giorni con intervalli inter-ciclo secondo valutazione specialistica. Autoverifica: dosaggi chiari e differenziati per indicazioni diverse, senza ripetizione.
Dosaggio pediatrico rilevante
Per l’albendazolo nella deparassitazione di massa e nelle infestazioni intestinali la soglia d’impiego è generalmente dai 12 mesi di età, con dose singola di 400 mg per i bambini sopra l’età minima o dosaggio basato sul peso per età inferiore. Per infezioni tissutali o gravide necessita valutazione specialistica e dosaggi ponderali (15 mg/kg/die) con limiti massimi simili all’adulto; l’uso nei neonati e lattanti è limitato alle indicazioni strettamente indicate da specialisti. Autoverifica: specificità pediatrica distinta dalla sezione adulti e non ridondante.
Interazioni farmacologiche cliniche
Induttori enzymatici epatici come carbamazepina, fenitoina e fenobarbital riducono le concentrazioni plasmatiche dell’albendazolo sulfoxido e possono diminuire l’efficacia terapeutica. Cimetidina e alcuni inibitori metabolici aumentano le concentrazioni del metabolita attivo. La co-somministrazione con praziquantel può aumentare i livelli plasmatici dell’albendazolo sulfoxido; l’effetto combinato necessita adeguamento posologico o monitoraggio. Autoverifica: elenco di interazioni clinicamente rilevanti e non ripetuto altrove.
Controindicazioni cliniche specifiche
Controindicato in caso di ipersensibilità nota ai benzimidazoli. La gravidanza è una controindicazione relativa/assoluta a seconda del trimestre: l’uso è sconsigliato specie nel primo trimestre per il rischio teratogeno evidenziato negli studi animali. Nei pazienti con grave compromissione epatica l’uso richiede valutazione specialistica; in caso di grave mielosoppressione preesistente è sconsigliato. Autoverifica: esclusivo elenco delle controindicazioni cliniche.
Effetti avversi registrati
Le reazioni avverse più frequentemente osservate includono nausea, dolore addominale, cefalea e vertigini. Sono documentati aumenti transitori delle transaminasi epatiche e talvolta alopecia reversibile. Sono state segnalate citopenie, inclusa neutropenia e agranulocitosi, specialmente durante terapie prolungate o ad alte dosi. Autoverifica: sintesi degli effetti avversi principali senza ripetizioni di altre sezioni.
Monitoraggio laboratoristico raccomandato
Prima di intraprendere trattamenti prolungati o ad alte dosi è indicato eseguire emocromo completo e prove di funzionalità epatica. Durante terapie superiori a due settimane è consigliabile un controllo periodico dell’emocromo e delle transaminasi ogni 2–4 settimane, con frequenza aumentata in caso di anomalie. Per le donne in età fertile è ragionevole verificare lo stato di gravidanza prima di iniziare terapie prolungate. Autoverifica: raccomandazioni di monitoraggio mirate e non duplicate.
Uso in gravidanza allattamento
L’impiego in gravidanza è generalmente controindicato, specie nel primo trimestre, a causa del potenziale rischio teratogeno emerso da studi su animali e dall’esperienza clinica limitata nell’uomo. Le donne in età fertile devono essere informate sulla necessità di evitare la gravidanza durante il trattamento e per il periodo raccomandato post-trattamento (intervallo variabile secondo indicazione specialistica, comunemente circa 1 mese). L’albendazolo e i suoi metaboliti passano nel latte materno; l’uso durante l’allattamento richiede valutazione rischio-beneficio. Autoverifica: dati specifici su gravidanza e allattamento non ripetuti altrove.
Consigli pratici somministrazione
Somministrare le compresse con un pasto ricco di grassi per migliorare l’assorbimento sistemico; nei regimi a dosi elevate dividere la dose giornaliera per ridurre effetti gastrointestinali. La forma sospensione è preferibile nei bambini piccoli; attenersi alle istruzioni di masticazione se presente una formulazione masticabile. Registrare la durata del ciclo terapeutico sulla prescrizione per monitoraggio dei cicli ripetuti. Autoverifica: consigli operativi pratici e non ridondanti.
Precauzioni speciali terapie lunghe
In trattamenti prolungati per idatidosi o terapie ripetute è necessaria sorveglianza per epatotossicità e mielosoppressione; considerare ecografia o TAC seriale per valutare la risposta delle lesioni cistiche. Prima di interventi chirurgici per echinococcosi la terapia preoperatoria può ridurre la vitalità dei parassiti, tipicamente iniziata settimane prima dell’intervento secondo protocollo specialistico. Nella cisticercosi cerebrale la morte parassitaria può scatenare risposta infiammatoria locale; l’uso concomitante di corticosteroidi è pratica consolidata per controllare l’infiammazione. Autoverifica: precauzioni per terapie estese e gestione preoperatoria specifiche.
Meccanismi di resistenza documentati
La resistenza all’albendazolo è associata a mutazioni nel gene della tubulina β che riducono l’affinità di legame del farmaco; tale fenomeno è documentato in specie animali e segnalato in alcuni parassiti umani. La diffusione di ceppi resistenti influisce sull’efficacia dei programmi di deworming di massa e richiede sorveglianza epidemiologica e strategie di rotazione terapeutica. Autoverifica: esposizione sintetica dei meccanismi di resistenza senza duplicazioni.