Indicazioni terapeutiche principali
Anafranil (clomipramina cloridrato) è indicato primariamente nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo in età adulta e pediatrica in base agli studi clinici controllati. In pratica clinica viene utilizzato anche per episodi depressivi maggiori quando i trattamenti di prima linea non risultano efficaci, e in alcuni casi selezionati per disturbi di panico con o senza agorafobia. La letteratura riporta un effetto terapeutico più marcato sulle componenti ossessive rispetto ad altre classi antidepressivi, con risposta clinica che richiede spesso dosaggi e tempi di titolazione diversi rispetto agli SSRI.
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Meccanismo d’azione farmacologico
Clomipramina è una amitriptilina-simile appartenente alla classe degli antidepressivi triciclici che inibisce principalmente il reuptake della serotonina e, in misura minore, della noradrenalina. Presenta inoltre attività antagonista su recettori muscarinici, istaminici H1 e recettori alfa-adrenergici, contribuendo al profilo clinico di efficacia e agli effetti collaterali. Il suo metabolita principale, norclomipramina (desmetilclomipramina), possiede attività farmacologica distinta con maggiore attività noradrenergica rispetto al composto parentale.
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Profilo farmacocinetico completo
La somministrazione orale determina una biodisponibilità ridotta per effetto del primo passaggio epatico, con Tmax tipicamente tra 2 e 6 ore. L’alto legame proteico (>95%) e l’ampio metabolismo epatico, principalmente mediante isoenzimi CYP del citocromo P450 (soprattutto CYP2D6), caratterizzano la farmacocinetica. L’emivita del composto parentale è generalmente compresa tra circa 19 e 37 ore, mentre quella del metabolita attivo può essere più lunga, con range pubblicati fino a 76 ore, condizionando l’intervallo di somministrazione e la durata dell’effetto residuo dopo sospensione.
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Dosaggio raccomandato adulto
La titolazione iniziale standard spesso prevede 25 mg/die, con incrementi graduali a intervalli di giorni per raggiungere la dose terapeutica efficace. Per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo le dosi terapeutiche riportate in letteratura variano indicativamente tra 100 e 250 mg/die, suddivise in due o più somministrazioni. Per episodî depressivi maggiori sono comunemente impiegate dosi fra 150 e 250 mg/die; il regime deve essere personalizzato in base alla risposta clinica e alla tollerabilità documentata.
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Somministrazione e assunzione
Anafranil è somministrato per via orale in compresse; la somministrazione con il cibo può ridurre disturbi gastrointestinali legati all’assunzione. Per minimizzare effetti sedativi o ipertensione ortostatica su alcuni pazienti, la distribuzione della dose giornaliera può essere concordata in somministrazioni mattutine e serali o concentrata alla sera in caso di effetto sedativo marcato. La coerenza temporale nell’assunzione contribuisce a stabilizzare i livelli plasmatici e l’effetto terapeutico.
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Formulazioni e disponibilità
Le formulazioni commerciali disponibili includono compresse da 10 mg, 25 mg e 50 mg nella maggior parte dei mercati; formulazioni liquide non sono di uso comune e l’uso parenterale è raramente disponibile o richiesto. Le posologie devono tenere conto della concentrazione della specifica preparazione dispensa, e le compresse vanno conservate secondo le indicazioni del produttore per garantire stabilità e corretta erogazione della dose.
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Interazioni farmacologiche principali
Clomipramina è soggetta a numerose interazioni farmacologiche riconducibili all’inibizione o al metabolismo tramite CYP2D6 e ad effetti farmacodinamici additivi su trasmissione serotoninergica o colinergica. Inibitori potenti di CYP2D6 aumentano le concentrazioni plasmatiche del farmaco e del metabolita; farmaci con attività serotoninergica possono sommarsi agli effetti serotoninergici della clomipramina; agenti con effetto anticolinergico o antiadrenergico possono potenziare rispettive manifestazioni cliniche. L’elenco specifico di farmaci coinvolti varia in funzione del profilo metabolico del singolo paziente.
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Effetti indesiderati comuni
Le reazioni avverse comunemente osservate comprendono secchezza delle fauci, costipazione, stipsi, sonnolenza o sedazione, aumento di peso, sudorazione, tremore e disturbi del desiderio e della funzione sessuale (difficoltà di eiaculazione, anorgasmia). Effetti cardiocircolatori quali ipotensione ortostatica e tachicardia possono comparire con frequenza variabile; la frequenza riportata dei singoli eventi varia tra studi e popolazioni trattate.
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Effetti avversi gravi
Eventi avversi di maggiore gravità associati a clomipramina includono alterazioni della conduzione cardiaca (prolungamento degli intervalli PR/QRS/QT in alcuni casi), riduzione della soglia convulsiva, iponatriemia da sindrome da inappropriata secrezione di ADH e reazioni maniacali/psicotiche talvolta documentate. Tali manifestazioni sono descritte in letteratura e richiedono valutazione specialistica in sede di comparsa, tenendo conto della relazione temporale con la terapia e dei fattori predisponenti del paziente.
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Popolazioni speciali dosaggio
Nei pazienti anziani si osserva maggiore sensibilità agli effetti anticolinergici, sedativi e cardiovascolari dovuta a modificazioni farmacocinetiche e farmacodinamiche legate all’età; pertanto le dosi iniziali e gli incrementi sono generalmente più prudenti. In compromissione epatica la clearance può risultare ridotta e la concentrazione plasmatica aumentata per il ruolo epatico nel metabolismo; analoghe considerazioni si applicano alle varianti metaboliche genetiche dei CYP. L’uso pediatrico per disturbo ossessivo-compulsivo è supportato da studi controllati ma richiede specifica esperienza clinica e monitoraggio adattato all’età e al peso.
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Laboratorio e monitoraggio
La documentazione clinica suggerisce il monitoraggio elettrocardiografico in presenza di fattori di rischio cardiaco o assunzione di farmaci che influenzano la conduzione cardiaca; valori elettrolitici come sodio possono essere controllati in pazienti anziani o in presenza di sintomi compatibili con iponatriemia. Misurazioni della concentrazione plasmatica di clomipramina e norclomipramina sono disponibili in centri specialistici e possono essere utilizzate per ottimizzare la terapia in caso di scarsa risposta, sospette interazioni o farmacoresistenza documentata; intervalli terapeutici riportati in letteratura variano e devono essere interpretati nel contesto clinico.
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Sovradosaggio e sintomatologia
Le manifestazioni cliniche di sovradosaggio segnalate includono depressione del sistema nervoso centrale, aritmie ventricolari o sopraventricolari, convulsioni, ipotensione marcata e segni anticolinergici. Il quadro tossicologico è condizionato dalla quantità assunta, dalla contemporanea assunzione di altri farmaci e dalle condizioni cliniche del paziente; la durata e la gravità delle manifestazioni risentono della lunga emivita del principio attivo e dei metaboliti.
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Farmacogenetica e metabolismo
Varianti genetiche di CYP2D6 influenzano significativamente la farmacocinetica di clomipramina: i metabolizzatori lenti possono presentare concentrazioni plasmatiche più elevate del farmaco parentale con incremento delle manifestazioni correlate, mentre i metabolizzatori ultrarapidi possono avere livelli inferiori e risposta terapeutica ridotta. Tale variabilità genetica giustifica, in casi selezionati, l’uso di test farmacogenetici per supportare decisioni di dosaggio e interpretazione delle concentrazioni plasmatiche.
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Interazioni alimentari e alcol
Non sono riportate interazioni alimentari rilevanti che modifichino in modo sostanziale la biodisponibilità di clomipramina, sebbene pasti ricchi possano rallentare l’assorbimento. L’assunzione di bevande alcoliche può accentuare gli effetti sedativi centrali e la compromissione psicomotoria indotta dal farmaco; la valutazione del consumo di alcol nella storia clinica è pertanto parte della valutazione terapeutica.
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Considerazioni per gravidanza allattamento
Clomipramina attraversa la barriera placentare e risulta presente nel latte materno; studi osservazionali indicano la possibilità di effetti neonatali di adattamento alla nascita dopo esposizione intrauterina. La letteratura riporta dati limitati e talvolta contrastanti sulla sicurezza a lungo termine, pertanto la documentazione clinica disponibile viene valutata caso per caso nelle decisioni terapeutiche durante gravidanza e allattamento.
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