Nome commerciale e farmaco
Zantac è il nome commerciale storicamente attribuito alla sostanza attiva ranitidina, appartenente alla classe degli antagonisti dei recettori H2 dell’istamina. Il principio attivo riduce la secrezione acida gastrica legandosi in modo competitivo ai recettori H2 presenti sulle cellule parietali dello stomaco. La molecola è comunemente disponibile anche come farmaco generico con dicitura “ranitidina” o “ranitidina cloridrato”.
Indicazioni terapeutiche approvate
Ranitidina è stata utilizzata per il trattamento e la prevenzione dell’ulcera peptica duodenale e gastrica, per il reflusso gastroesofageo sintomatico e per la sindrome di Zollinger-Ellison. Viene impiegata anche per la prevenzione delle recidive di ulcera e come terapia sintomatica per la dispepsia acida. Alcune indicazioni prevedono uso a breve termine o terapia di mantenimento in base alla gravità clinica.
Meccanismo d’azione farmacologico
Ranitidina blocca in modo selettivo i recettori H2 dell’istamina localizzati sulle cellule parietali gastriche, riducendo la produzione di acido cloridrico basale e stimolata. L’effetto comporta diminuzione dell’acidità gastrica e aumento del pH intragastrico, condizionando l’ambiente per processi di digestione e assorbimento. L’azione è reversibile e dipendente dalla concentrazione plasmatica del farmaco.
Forme farmaceutiche disponibili
Storicamente Zantac è stato commercializzato in compresse da 75 mg, 150 mg e 300 mg, sciroppo per uso orale e in formulazioni iniettabili per uso endovenoso o intramuscolare. Disponibilità e dosaggi possono variare in funzione del paese e della presenza di versioni generiche. Le formulazioni liquide per bambini prevedono concentrazioni espressamente indicate per il calcolo posologico ponderale.
Dosaggio e somministrazione
Il dosaggio adulto comunemente prescritto per il reflusso è 150 mg due volte al giorno oppure 300 mg una volta alla sera per la terapia di mantenimento; per l’ulcera duodenale la posologia tipica è 150 mg due volte al giorno. Nei pazienti pediatrici la dose viene calcolata in mg/kg e la posologia varia in funzione dell’età e del peso; esempi pratici prevedono 2–4 mg/kg/die suddivisi in dosi. In soggetti con insufficienza renale la frequenza o la dose devono essere adattate in base alla clearance della creatinina; in terapia endovenosa la somministrazione e la velocità di infusione seguono protocolli ospedalieri specifici.
Emivita e farmacocinetica
Ranitidina presenta buona biodisponibilità orale e raggiunge concentrazioni plasmatiche massime entro 1–3 ore dalla somministrazione. L’emivita plasmatica è approssimativamente 2–3 ore in soggetti con funzione renale normale, ma si prolunga in caso di insufficienza renale. L’eliminazione avviene prevalentemente per via renale, sia come farmaco immodificato sia come metaboliti; minor frazione è eliminata per via fecale.
Interazioni farmacologiche cliniche
La riduzione dell’acidità gastrica indotta da ranitidina può diminuire l’assorbimento di farmaci che richiedono ambiente acido per la solubilizzazione, come ketoconazolo, itraconazolo e atazanavir. Ranitidina può modificare la farmacocinetica di farmaci metabolizzati dal fegato attraverso un modesto effetto inibitorio sul citocromo P450; sono riportate interazioni con warfarin, teofillina e fenitoina. L’associazione con antiacidi può alterare la velocità di assorbimento orale della ranitidina stessa, pertanto la somministrazione concomitante va valutata caso per caso.
Controindicazioni specifiche note
Controindicazioni comprendono ipersensibilità nota alla ranitidina o ad eccipienti della formulazione. Non è indicata in pazienti nei quali la modificazione dell’acidità gastrica possa interferire con terapie che richiedono pH acido senza adeguato monitoraggio. L’uso deve essere escluso in presenza di segni sospetti di patologia gastrica maligna non diagnosticata, in quanto la soppressione acida può mascherare sintomi diagnostici.
Effetti avversi frequenti
Manifestazioni comuni includono cefalea, stanchezza, nausea, costipazione o diarrea e dolore addominale lieve. Reazioni cutanee lievi come eruzione o prurito sono state registrate con frequenza variabile. Questi eventi avversi sono generalmente di entità lieve-moderata e possono regredire alla sospensione o all’adattamento della dose.
Reazioni avverse gravi
Sono stati segnalati casi rari ma gravi di epatite clinicamente significativa con aumento degli enzimi epatici, e di reazioni ematologiche quali trombocitopenia e neutropenia. Reazioni di ipersensibilità severe, inclusa anafilassi, sono rare ma documentate. Sono presenti segnalazioni isolate di nefropatia interstiziale acuta e di insufficienza renale associata; tali eventi richiedono monitoraggio e intervento specialistico.
Sovradosaggio gestione clinica
Il trattamento del sovradosaggio è principalmente di supporto e sintomatico. Ranitidina è parzialmente rimovibile mediante emodialisi; in caso di sovradosaggio grave o in pazienti con insufficienza renale avanzata l’emodialisi è considerata. Monitoraggio emodinamico, controllo dei liquidi e valutazione laboratoristica sono misure cliniche richieste nelle ore successive all’evento.
Monitoraggio clinico raccomandato
Durante terapie prolungate è indicato monitorare la funzionalità epatica e renale con esami ematici periodici e valutare emogramma completo in presenza di sintomi suggestivi di citopenie. Valutazione periodica dell’efficacia terapeutica e della necessità di mantenere il trattamento deve essere eseguita dal medico prescrittore. In pazienti con fattori di rischio per alterazioni ematiche o cliniche è opportuno un follow-up più ravvicinato.
Uso in popolazioni speciali
Nei pazienti anziani la clearance della ranitidina può essere ridotta, rendendo necessaria una riduzione della dose o dell’intervallo posologico in funzione della funzione renale. In gravidanza ranitidina era classificata come Categoria B in alcuni sistemi di classificazione e sono disponibili dati limitati; l’uso deve essere valutato pesando rischio-beneficio. Ranitidina può essere escreta nel latte materno in concentrazioni rilevabili; le decisioni terapeutiche in allattamento richiedono valutazione specialistica.
Interferenze con indagini diagnostiche
La soppressione dell’acidità gastrica indotta da ranitidina può influenzare test diagnostici che si basano su pH o sulla carica batterica gastrica, inclusi alcuni esami per Helicobacter pylori. L’uso del farmaco può modificare la sensibilità di test come il breath test all’urea e test antigenici; le linee guida diagnostiche delineano tempi di sospensione raccomandati prima dell’indagine. La presenza di ranitidina può inoltre alterare l’assorbimento di mezzi di contrasto basati su pH gastrico in casi selezionati.
Storia e ritiro regolatorio
Nel 2019 sono emerse segnalazioni di contaminazione con N‑nitrosodimetilammina (NDMA) in alcune popolazioni di ranitidina, portando le autorità regolatorie a ordinare ritiri e analisi dei lotti. Nel 2020 molte agenzie nazionali hanno raccomandato il ritiro o la sospensione delle preparazioni a base di ranitidina dal mercato in attesa di valutazioni di rischio, con conseguente interruzione della disponibilità commerciale in vari paesi. Le azioni regolatorie si sono basate su evidenze analitiche relative al contaminante e alla potenziale esposizione prolungata.
Conservazione e smaltimento
Le formulazioni orali di ranitidina vanno conservate a temperatura ambiente, al riparo dall’umidità e dalla luce, secondo le indicazioni presenti nel foglio illustrativo. Non usare medicinali oltre la data di scadenza impressa sulla confezione; i lotti soggetti a richiami devono essere smaltiti secondo le indicazioni delle autorità sanitarie. Per lo smaltimento dei residui farmaceutici si rimanda alle procedure locali di raccolta e smaltimento dei medicinali scaduti o ritirati.
Nomi generici ed equivalenti
La denominazione internazionale è ranitidina; in commercio sono comparsi numerosi generici e preparazioni con sale cloridrato o altre forme salificanti. Alcuni prodotti combinano ranitidina con altri principi attivi o eccipienti per formulazioni specifiche pediatriche o per somministrazione parenterale. La disponibilità commerciale varia in funzione delle decisioni regolatorie e delle revisioni della sicurezza.




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