Indicazioni terapeutiche principali
Kemadrin (prociclidina) è indicato per il trattamento dei sintomi parkinsoniani e per la prevenzione e il controllo dei disturbi extrapiramidali indotti da neurolettici, in particolare distonie acute e parkinsonismo iatrogeno. Viene impiegato sia come terapia sintomatica nella malattia di Parkinson, quando i sintomi principali sono tremore e rigidità, sia come terapia di prima linea per reazioni extrapiramidali acute causate da antipsicotici. L’efficacia è documentata nella riduzione di rigidità, tremore e bradicinesia di origine anticolinergica-dominante.
Meccanismo d’azione farmacologico
La prociclidina è un antagonista muscarinico con attività anticolinergica centrale prevalente; blocca i recettori muscarinici M1 a livello del sistema nervoso centrale, contribuendo a ripristinare l’equilibrio dopamina-acetilcolina nelle vie nigrostriatali. L’azione centrale riduce la facilità di innesco delle contrazioni involontarie e attenua la rigidità muscolare. Effetti periferici antimuscarinici completano il profilo farmacodinamico causando la riduzione delle secrezioni e della motilità gastrointestinale.
Profilo farmacocinetico essenziale
Prociclidina viene ben assorbita per via orale con biodisponibilità variabile e raggiunge concentrazioni plasmatiche misurabili entro poche ore; il tempo al picco (Tmax) è normalmente tra 1 e 3 ore. È ampiamente metabolizzata a livello epatico con eliminazione sia renale che fecale dei metaboliti. L’emivita plasmatica permette somministrazioni ripetute giornaliere; il compito epatico di biotrasformazione impatta sulla selezione della dose in insufficienza epatica.
Dosaggio raccomandato adulti
La posologia orale iniziale tipica è 2,5 mg due o tre volte al giorno; nei pazienti che necessitano di un controllo più marcato dei sintomi la dose può essere incrementata a 5 mg tre volte al giorno. In pratica clinica per Parkinson o per controllo cronico dei sintomi extrapiramidali si utilizzano frequentemente regimi fra 15 e 30 mg/die totali, somministrati frazionati. Per reazioni extrapiramidali acute è indicata somministrazione parenterale di 5–10 mg IM/IV come dose singola, con possibile ripetizione se necessario.
Regimi pediatrici limitati
L’uso pediatrico è limitato e deve essere basato su valutazione specialistica; la letteratura indica dosi ponderali molto conservative, con somministrazioni occasionali per distonie acute. Per neonati e bambini piccoli si considerano schemi a basso dosaggio e somministrazione parenterale per episodi acuti, evitando terapie croniche prolungate a causa del rischio di effetti centrali. Studi controllati pediatrici sono scarsi e non forniscono dati estesi sulla sicurezza a lungo termine.
Modalità di somministrazione
La somministrazione orale deve avvenire preferibilmente a intervalli regolari distribuiti durante il giorno per mantenere livelli plasmatici stabili; le compresse vanno ingerite con acqua, indipendentemente dai pasti. Per terapia acuta delle distonie è disponibile formulazione IM/IV: l’iniezione intramuscolare è utile per somministrazioni rapide quando la via orale non è praticabile. La somministrazione parenterale richiede monitoraggio clinico immediato per effetto rapido.
Effetti collaterali comuni
Gli effetti antimuscarinici più frequenti includono secchezza delle fauci, costipazione, visione offuscata per midriasi, ritenzione urinaria e tachicardia lieve. Possono comparire anche sonnolenza, vertigini e confusione, specialmente nelle prime fasi di trattamento o con aumento posologico. Effetti dermatologici come reazioni cutanee lievi sono riportati occasionalmente e in genere recedono con la riduzione della dose.
Reazioni avverse gravi
Sono descritti rari casi di delirio, confusione marcata con allucinazioni, grave ritenzione urinaria con insufficienza ostruttiva e aggravamento del glaucoma ad angolo stretto, oltre a tachiaritmie significative. In overdose o ipersensibilità il quadro può evolvere verso sindrome anticolinergica severa con ipertermia, instabilità cardiovascolare e convulsioni. Tali eventi richiedono interventi terapeutici mirati e monitoraggio intensivo.
Interazioni farmacologiche note
Prociclidina ha interazioni clinicamente rilevanti con altri farmaci a effetto anticolinergico (antistaminici, tricyclici, alcuni antipsicotici), con aumento cumulativo degli effetti antimuscarinici. Antagonizza l’attività di inibitori della colinesterasi usati in ambito neurologico, riducendone l’efficacia. L’associazione con sedativi, alcool o oppiacei può incrementare la sedazione e la compromissione cognitiva. L’eliminazione epatica fa sì che induttori o inibitori enzimatici possano modificare le concentrazioni plasmatiche.
Controindicazioni assolute note
Controindicazioni comprendono ipersensibilità nota alla prociclidina, glaucoma ad angolo chiuso non trattato, stenosi piloroduodenale o grave ostruzione gastrointestinale, e ipertrofia prostatica con ritenzione urinaria acuta. La presenza di miastenia grave è considerata controindicazione relativa a causa del potenziale peggioramento della forza muscolare. La somministrazione è altresì sconsigliata nei pazienti con grave ipertermia centrale non controllata.
Uso in gravidanza allattamento
I dati clinici controllati in gravidanza sono insufficienti per stabilire un profilo di sicurezza definitivo; i dati preclinici non hanno evidenziato effetti teratogeni definitivi, ma l’esperienza umana è limitata. La prociclidina attraversa la placenta e può essere escreta nel latte materno; durante l’allattamento possono manifestarsi effetti anticolinergici nel lattante, quali irritabilità e scarsa suzione. Valutazione rischi-benefici clinica è raccomandabile prima di intraprendere terapia prolungata.
Adattamento in insufficienza
In insufficienza epatica è raccomandata cautela clinica e riduzione della dose iniziale a causa della dipendenza dal metabolismo epatico; il monitoraggio della risposta e degli effetti collaterali guida l’up-titration. L’insufficienza renale influisce meno sul farmaco integro, ma l’accumulo di metaboliti inattivi o attivi può richiedere aggiustamenti e valutazioni funzionali. La funzione cardiaca alterata può richiedere sorveglianza della frequenza cardiaca durante il trattamento.
Monitoraggio terapeutico raccomandato
Si consiglia valutazione clinica periodica dei sintomi extrapiramidali e della gravità degli effetti anticolinergici con scale standardizzate per Parkinson e per EPS. Valutare funzione urinaria, frequenza cardiaca, pressione oculare in pazienti con fattori di rischio e stato cognitivo soprattutto negli anziani. In caso di terapia cronica documentare risposta clinica e tolleranza a intervalli regolari per adeguare la dose o considerare terapie alternative.
Gestione del sovradosaggio
Il quadro tipico da sovradosaggio è quello della sindrome anticolinergica: agitazione, confusione, midriasi, secchezza cutanea, ipertermia, tachicardia e, nei casi severi, convulsioni e coma. Il trattamento include supporto delle funzioni vitali, somministrazione di carbone attivo se l’ingestione è recente e terapia sintomatica. L’antidoto specifico è la fisostigmina in ambiente controllato, dosata e somministrata sotto monitoraggio, tenendo presente le controindicazioni con alcuni sovradosaggi farmaceutici concomitanti.
Conservazione e aspetto
Kemadrin è disponibile in compresse per uso orale e in fiale per somministrazione parenterale; le compresse sono spesso in più dosaggi (es. 2,5 mg e 5 mg) per consentire frazionamenti posologici, mentre la soluzione iniettabile è preparata per uso IM/IV. Conservare a temperatura ambiente, al riparo da umidità e luce diretta; la validità è indicata sulla confezione e non utilizzare se imballaggio compromesso. Eliminazione delle forme inutilizzate deve seguire procedure locali per prodotti farmaceutici.
Passaggio ad altro antiparkinsonico
Quando si sostituisce prociclidina con un altro anticolinergico o con agenti dopaminergici, il passaggio di norma richiede titolazione graduale per evitare peggioramento dei sintomi o comparsa di reazioni di astinenza. Le differenze di potenza e di spettro d’azione tra antimuscarinici richiedono calcoli posologici equivalenti e adattamenti individuali. Per pazienti che passano a terapie dopaminergiche si raccomanda monitoraggio ravvicinato della risposta motoria durante il periodo di switch farmacologico.
Consigli per il paziente
Informare il paziente circa l’importanza di assumere il farmaco regolarmente e segnalare variazioni acute del livello di coscienza o della funzione urinaria. Spiegare che gli effetti terapeutici possono apparire entro pochi giorni ma l’ottimizzazione posologica può richiedere tempo; documentare e comunicare episodi di confusione, allucinazioni o sonnolenza e annotare eventuali interazioni con farmaci da banco a effetto anticolinergico. Fornire istruzioni scritte sul dosaggio e sulla procedura in caso di salto di dose o di effetti avversi significativi, mantenendo registro delle modifiche terapeu tiche.






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