Denominazione e classe
Tamoxifene citrato è il principio attivo; nome internazionale non proprietario tamoxifene. Appartiene alla classe dei modulatori selettivi del recettore per gli estrogeni (SERM) e deriva chimicamente dai tripenil-etileni non steroidei. È commercializzato in compresse e talvolta in soluzioni orali sotto vari nomi commerciali e formulazioni generiche.
Indicazioni terapeutiche approvate
Indicazioni consolidate includono il carcinoma mammario con recettori estrogenici positivi sia in fase metastatica sia in terapia adiuvante dopo intervento chirurgico. È indicato per la prevenzione del carcinoma mammario in donne ad alto rischio documentato. Utilizzi riconosciuti comprendono anche trattamento del carcinoma mammario in soggetti di sesso maschile e impieghi in protocolli clinici selezionati.
Meccanismo d’azione farmacologico
Tamoxifene agisce come antagonista competitivo del recettore degli estrogeni nel tessuto mammario, riducendo la trascrizione genica dipendente da estrogeni e la proliferazione cellulare in tumori ER-positivi. Presenta attività agonista parziale su recettori estrogenici in osso e utero, determinando effetti tissutali differenziati. Modula inoltre l’espressione di proteine coinvolte nell’apoptosi e nel ciclo cellulare.
Posologia e dosaggi
La dose standard per gli adulti in terapia adiuvante è 20 mg una volta al giorno per via orale; in alcuni schemi per malattia metastatica sono utilizzati dosaggi fino a 40 mg/die. Per la prevenzione primaria la dose comunemente impiegata è 20 mg/die per un periodo tipico di cinque anni, con possibilità di estensione valutata clinicamente. Non esistono raccomandazioni univoche per aggiustamenti nel caso di insufficienza renale importante.
Modalità di somministrazione
Somministrazione orale, con o senza cibo, assumendo le compresse intere senza frantumarle. Le preparazioni disponibili sono principalmente compresse da 10 mg e 20 mg; le confezioni e l’eccipiente possono variare in base al produttore. L’assorbimento non richiede specifiche condizioni alimentari e la somministrazione quotidiana regolare è necessaria per mantenere livelli plasmatici stabili.
Assorbimento e biodisponibilità
L’assorbimento gastrointestinale è generalmente completo, ma la biodisponibilità orale è influenzata dal metabolismo epatico di primo passaggio. Il tempo per raggiungere la concentrazione plasmatica massima (Tmax) si colloca tipicamente entro poche ore dall’assunzione. Lo stato stazionario si ottiene dopo alcune settimane di terapia a causa della lunga emivita dei metaboliti attivi.
Distribuzione e legame
Tamoxifene mostra elevata affinità di legame alle proteine plasmatiche con ampio volume di distribuzione dovuto all’accumulo tissutale. Penetra in diversi compartimenti, inclusi tessuto adiposo e sistema nervoso centrale. È in grado di attraversare la barriera placentare e si distribuisce nel latte materno, con presenza documentata anche a livello tissutale uterino.
Metabolismo ed enzimi
Il metabolismo epatico è il principale percorso di biotrasformazione, con coinvolgimento marcato dei citocromi CYP3A4 e CYP2D6. Vengono formati numerosi metaboliti tramite demetilazione e idrossilazione, seguiti da coniugazione glucuronidica o solfatazione. La variabilità interindividuale del metabolismo è influenzata da polimorfismi genici degli enzimi CYP implicati.
Metaboliti attivi clinici
I principali metaboliti farmacologicamente attivi sono N-desmetiltamoxifene, 4-idrossitamoxifene ed endoxifen. Endoxifen possiede affinità recettoriale e potenza superiore al tamoxifene parentale e svolge un ruolo determinante nell’effetto terapeutico. Le concentrazioni sistemiche dei metaboliti variano ampiamente e determinano in larga parte la risposta clinica.
Effetti avversi comuni
Effetti indesiderati frequentemente riportati includono vampate di calore, alterazioni del ciclo mestruale e spot vaginali, secchezza o secrezioni vaginali, nausea lieve, dolori articolari e affaticamento. Altri riscontri comuni comprendono variazioni dell’appetito, aumento o perdita di peso e alterazioni del tono dell’umore. La comparsa di sintomi varia con la durata della terapia.
Effetti avversi gravi
Tamoxifene è associato a fenomeni tromboembolici venosi e arteriosi, incremento del rischio di eventi cerebrovascolari e a un aumento documentato dell’incidenza di carcinoma endometriale. Sono stati segnalati casi di ipertrigliceridemia severa con pancreatite e raramente lesioni epatiche clinicamente rilevanti. Alterazioni oculari come cataratta e diminuzione della vista sono state osservate in pazienti in terapia prolungata.
Controindicazioni assolute note
Controindicazione documentata in caso di ipersensibilità nota al principio attivo o agli eccipienti del prodotto. Presenza di gravidanza accertata è considerata contraindicatione per gli usi clinici riconosciuti. L’impiego è controindicato in pazienti con storia di reazioni allergiche severe al farmaco.
Interazioni farmacologiche note
Farmaci inibitori forti di CYP2D6 (ad esempio paroxetina, fluoxetina, quinidina) riducono la conversione a endoxifen con conseguente diminuzione dei livelli del metabolita attivo. Induttori o inibitori di CYP3A4 possono modificare le concentrazioni plasmatiche del composto parentale e dei metaboliti. Tamoxifene può alterare la risposta ai farmaci anticoagulanti modificandone l’Indice di Protrombina, richiedendo controlli di laboratorio quando co-somministrati.
Monitoraggio clinico raccomandato
Sorveglianza clinica regolare include valutazioni ginecologiche e imaging mammario periodico per controllo della malattia e dello stato dell’endometrio. Monitoraggio laboratoristico include funzionalità epatica e parametri emocoagulativi soprattutto in presenza di terapia anticoagulante concomitante. Valutazioni lipidiche e controllo dei trigliceridi sono indicate in caso di alterazioni metaboliche documentate.
Farmacogenetica e risposta
Polimorfismi del gene CYP2D6 influenzano marcatamente la formazione di endoxifen; portatori di alleli non funzionali (*4, *5, *3) mostrano concentrazioni ridotte del metabolita attivo. La categorizzazione dei pazienti in metabolizzatori lenti, intermedi, estesi o ultrarapidi può spiegare eterogeneità di risposta terapeutica. Studi clinici suggeriscono che il profilo genetico può orientare scelte terapeutiche in contesti selezionati.
Uso in gravidanza
Dati sperimentali su animali hanno mostrato effetti teratogeni e tossici per lo sviluppo; tamoxifene attraversa la barriera placentare e può alterare lo sviluppo fetale. Studi clinici e case report indicano associazioni con anomalie fetali; pertanto la presenza di gravidanza è un fattore determinante nelle decisioni terapeutiche relative all’uso del farmaco. Raccolta di dati anamnestici della potenziale gravidanza è pratica comune prima dell’inizio della terapia.
Uso durante allattamento
Tamoxifene e suoi metaboliti sono escretati nel latte materno; la presenza di composti attivi nel latte è stata documentata con possibili effetti sul lattante. L’inibizione o alterazione della produzione lattea è stata descritta in letteratura; le concentrazioni nel latte possono persistere a causa delle emivite prolungate. Le decisioni sull’allattamento vanno correlate al profilo di rischio/beneficio clinico.
Uso in popolazione anziana
Non sono necessari aggiustamenti sistematici di dose esclusivamente per età avanzata, in assenza di compromissione epatica grave. La farmacocinetica può presentare variabilità aumentata negli anziani per comorbilità e polifarmacoterapia, con maggior rischio di eventi tromboembolici e reazioni avverse legate a interazioni. La funzione epatica e il quadro farmacoterapico concomitante influenzano la scelta terapeutica nella popolazione geriatrica.
Insufficienza epatica e renale
Eliminazione primaria epatica: compromissione epatica significativa può aumentare esposizione sistemica a tamoxifene e ai suoi metaboliti; non esistono raccomandazioni univoche per la riduzione di dose ma è richiesta prudenza. L’insufficienza renale ha impatto limitato sull’eliminazione perché la clearance renale è marginale per il composto parentale, pur essendo possibile accumulo di alcuni coniugati nei casi estremi.
Sovradosaggio e gestione
In caso di ingestione eccessiva possono manifestarsi nausea, vomito, vertigini e alterazioni neurologiche; non esiste un antidoto specifico documentato. Trattamento previsto dalle pubblicazioni è di supporto: monitoraggio clinico prolungato per via delle emivite estese e misure sintomatiche; caricamento di terapia ematica o emodialisi non è efficace a causa dell’elevato legame proteico e del volume di distribuzione.
Forme farmaceutiche disponibili
Le presentazioni comunemente reperibili includono compresse da 10 mg e 20 mg,, confezionate in blister o flaconi a seconda del produttore. In alcuni mercati è disponibile anche soluzione orale o formulazioni magistrali per pazienti con difficoltà alla deglutizione. L’eccipientistica varia e può influire su idoneità per soggetti con intolleranze specifiche a componenti non attivi.
Conservazione e stabilità
Conservazione a temperatura ambiente controllata, tipicamente 15-25 °C, al riparo da umidità e luce diretta. La stabilità del principio attivo è documentata per periodi fino alla scadenza riportata in confezione se conservato correttamente; esposizione a condizioni estreme può alterare l’integrità della compressa. Smaltimento e conservazione devono rispettare normative locali per farmaci non utilizzati.
Note sulla terapia adiuvante
Tamoxifene è uno standard terapeutico nei percorsi adiuvanti per donne in premenopausa; in donne in postmenopausa gli inibitori dell’aromatasi rappresentano alternative di prima linea con profili di rischio differenti. Strategie sequenziali e di estensione della terapia (fino a dieci anni in determinati casi) hanno mostrato riduzioni nel rischio di recidiva in studi clinici. La scelta del regime tiene conto di fattori tumorali e del profilo di rischio individuale.






Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.